Batteria a idrogeno: è efficiente e a cosa serve?

le innovative batterie a idrogeno per utilizzi comuni

Il nostro è un mondo affamato di energia: ogni anno migliaia e migliaia di tonnellate di combustibili fossi vengono usati per produrre elettricità e per permettere ai miliardi di veicoli a motore di percorrere le strade di tutto il mondo, talvolta con esiti disastrosi per l’ambiente. Raffinerie di petrolio, miniere di carbone, centrali nucleari, sono sotto un altro punto di vista delle macchine di morte, sia per gli operai che, spesso in condizioni disumane, vi lavorano, sia per gli scarti e le dannosissime scorie derivante dal loro ciclo di produzione.

Siamo proprio sicuri che non esistano ad oggi, nonostante la grande quantità di soldi messi in tutto il mondo a disposizione dei laboratori e centri di ricerca, delle soluzioni alternative? Il solare dipende troppo dalle condizioni atmosferiche, così come l’eolico: altri progetti riguardanti onde e maree restano, per la mancanza delle tecnologie adatte, solo delle divagazioni scientifiche.

Negli ultimi anni però, alcuni studi hanno spinto le case automobilistiche a destinare parte dei loro ricavati ad un nuovo progetto: la creazione di batterie ad idrogeno, batterie abbastanza efficienti da poter dare un’autonomia di centinaia di chilometri ad una normale utilitaria.

 

Cos’è una batteria ad idrogeno?

 

La batteria ad idrogeno è un particolare tipo di pila a combustibile che, utilizzando l’idrogeno come combustibile e l’ossigeno come comburente, riesce a produrre energia elettrica producendo come unica scoria l’acqua, una sostanza che, come tutti noi sappiamo, è totalmente innocua per l’uomo e per l’ambiente.

Il fenomeno chimico utilizzato è l’elettrolisi: grazie a piccole quantità di energia elettrica, in genere delle brevi scosse da pochi volt, si riescono a scindere la molecole dell’idrogeno in ioni positivi ed elettroni: questi ultimi, attraverso un circuito esterno, vengono utilizzati in varie applicazioni che richiedono elettricità e, riunendosi a fine corsa con gli ioni positivi e con del semplice ossigeno immesso nel sistema, diventano molecole d’acqua (H2+O).

Celle a idrogeno per la ricarica di batterie elettriche

Tutto il processo, molto semplice dal punto di vista chimico e che può però sembrare complesso ai non esperti nel settore, è possibile perché il legame che unisce gli atomi di idrogeno nelle sue molecole è molto debole: infatti, se venissero usati altri combustibili come il metano, si otterrebbe più energia, ma le dimensioni delle celle necessarie sarebbero decine di volte maggiori.

 

Puntare sull’idrogeno conviene?

 

La batteria che si ricarica a idrogeno, pur essendo sconosciuta ai più, in ambito scientifico viene utilizzata da quasi un cinquantennio: gran parte degli shuttle e dei veicoli spaziali prodotti dalla NASA venivano infatti alimentati tramite questo tipo di celle, che riuscivano inoltre a produrre anche acqua potabile per l’equipaggio. La diffusione su larga scala è stata però ostacolata da due fattori: il maggior costo rispetto ai combustibili fossili e l’ingombro rappresentato dalle celle.

Oggi però, il progresso negli studi ha permesso di abbattere sia i costi che le dimensioni: sono state progettate infatti cellule di piccole dimensioni, capaci di entrare nel bagagliaio di un auto, e dal costo contenuto: tale risultato è stato ottenuto sostituendo i metalli nobili richiesti con altri dal costo minore (ferro e nichel), e gestendo meglio gli spazi a disposizione.

Nei prossimi anni quindi si cercherà di opporre questa tecnologie alle attuali, facendo leva sui problemi ambientali e sul fatto che, prima o poi, le riserve di combustibili fossili si esauriranno: molto probabilmente i decenni che verranno passeranno alla storia come quelli del boom dell’idrogeno, e ci permetteranno di spalancare le porte al futuro.

 

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