C’è video e video: su che tipologia puntare per il branding

La produzione video Lugano come a Roma e in ogni parte del mondo si basa sulla forza di messaggi immediati, efficaci e in grado di agire sull’aspetto emotivo dello spettatore. In alternativa, occorre fornire informazioni, istruzioni, contenuti che siano percepiti come utili. Un video aziendale può essere gestito in molti modi, ciò che bisogna evitare è l’indifferenza.

Video informativi

Tutorial e video-guide sono strumenti efficacissimi di video marketing. Applicati in tantissimi settori merceologici, essi hanno il merito di essere percepiti come di reale utilità, sono visualizzati direttamente dal target specifico dell’azienda che li sviluppa e permettono a quest’ultima di comunicare un’immagine aziendale competente e moderna.

Video dimostrativi

Le demo sono un modo eccezionale, diretto e immediato di mostrare ai potenziali clienti la forza dei propri prodotti e servizi. Nessun contenuto testuale, nessuna immagine, nessuna infografica è in grado di offrire la stessa forza comunicativa di un video dimostrativo, se sviluppato nella maniera opportuna.

Storytelling

Adottando un approccio completamente diverso, ci si sposta nell’ambito del marketing emozionale, quello che antepone il desiderio di creare legami a quello di dimostrare la competenza dei propri prodotti. Lo storytelling aziendale è un elemento chiave della brand knowledge da quando esiste la pubblicità, ovvero da quando esiste il denaro. Una narrazione che emoziona, diverte o fa riflettere resta nella testa del pubblico, aiuta a empatizzare a costruire una relazione che è molto di più di un semplice rapporto venditore-acquirente. L’importante, qui, è mantenere la massima coerenza fra la storia e l’immagine aziendale percepita all’esterno.

Video interviste

Un altro approccio consiste nell’impiegare gli stessi componenti dell’azienda come testimonial. Le video interviste comunicano forza ma anche trasparenza, aiutano il pubblico a percepire il lato umano di una società e a non vederla come mera fornitrice di beni e servizi. L’approccio da utilizzare varia in base all’identità aziendale ma, in valore assoluto, video di tale tipologia non possono che puntare su un’idea di autenticità.

Cos’è la SEO: spiegazione breve per i non addetti ai lavori

SEO

La SEO (Search Engine Optimization – Ottimizzazione per i motori di ricerca) include strategie, attività e strumenti dispiegati al fine di migliorare il posizionamento di una pagina web sull’elenco di ricerca dei motori di ricerca (SERP), al fine di incrementare il volume di traffico verso un sito web.

Il concetto, così espresso, appare piuttosto semplice da comprendere; ben più complicato risulta snocciolare in maniera esaustiva in cosa consista tutto quell’apparato di mezzi e operazioni posti in essere per raggiungere l’obiettivo.

La fase preliminare

Ogni strategia SEO che si rispetti inizia con una fase di analisi preliminare. Nel corso della prima fase vengono delineate le modalità operative, fissati gli obiettivi, individuato un set di keyword efficace su cui lavorare in seguita a un accurato studio del caso e a una valutazione posizionamento Google del proprio sito di riferimento e di quello dei competitor. La fase di studio iniziale è fondamentale anche per comprendere le azioni più performanti in relazione al budget a disposizione e alla competitività del settore.

Interventi on-page

Le operazioni effettuate sul sito di riferimento sono definite on-page; esse comprendono sia interventi di natura puramente tecnica volti a rendere il sito più responsivo, user friendly, veloce e leggero (tutti parametri che gli spider dei motori di sicurezza valutano positivamente) e sia di ambito copywriting, come la rielaborazione e l’ottimizzazione dei contenuti e la compilazione dei meta-tag Title e Description.

Interventi off-page

Le strategie applicate al di fuori del sito web, invece, sono definite off-page e riguardano, in particolare, attività di digital PR orientate all’acquisizione di link esterni indirizzati verso il proprio sito. Le attività di link earning (così sono definite oggi le operazioni volte a costruire una link building efficace e naturale) sono molto complesse da gestire e vertono principalmente sulla realizzazione di contenuti (testi, infografiche, immagini, video, ecc.) di qualità, che invitano editor e utenti a interessarsene, linkarli, condividerli.

La dieta mediterranea

Le origini della dieta mediterranea
Definire le origini della dieta mediterranea non è semplice, ma si possono di certo legare alla cultura contadina di alcuni paesi in particolare che si affacciano sul “mare nostrum”. Tra questi naturalmente ci sono l’Italia, la Grecia, il Marocco, la Spagna, unite da un filo invisibile che parla di un regime alimentare sano ed equilibrato per quanto riguarda le componenti organolettiche.

La cultura gastronomica contadina che si rifà all’alimentazione che oggi chiamiamo “povera” era in realtà uno stile di vita, dove non solo il cibo si rifaceva ai soli prodotti della terra in base alle stagioni, ma tutto era genuino e anche l’apporto di grassi, come per esempio l’olio d’oliva, ben si adattava al totale delle calorie ogni giorno introdotte.

Bisogna anche ricordare che la vita del contadino era anche scandita dal lavoro nei campi, quindi da una certa attività fisica che andava a tutto vantaggio di uno stile di vita quanto mai sano.

I prodotti della terra, compresi i farinacei come pane e pasta, ma anche quelli degli allevamenti come i formaggi e gli insaccati erano qualcosa più o meno sempre a portata di mano, consumati con saggia parsimonia e valorizzati al meglio con preparazioni artigianale. Non esisteva l’aggiunta di conservanti, coloranti o altre sostanze che potessero prolungarne la durata artificialmente. Il sale, l’olio, l’essiccazione e l’affumicatura erano gli unici metodi di conservazione.

Nel 1939 Lorenzo Piroddi, un medico chirurgo, fu il primo a constare i benefici della dieta mediterranea a livello cardiovascolare, con uno studio su popolazioni diverse dislocate tra Creta e Nicotera (VV) mettendo a confronto le rispettive modalità di alimentazione e arrivando alla conclusione che un tale regime alimentare era assolutamente salutare, anche in presenza di grassi, perché la gente dimostrava di avere una bassa incidenza di malattie dell’apparato cardio circolatorio.

La dieta mediterranea oggi
Il 16 novembre del 2010 l’Unesco ha dichiarato la dieta mediterranea patrimonio dell’umanità e in tutto il mondo ci si ispira a questo regime alimentare per avere dei benefici sulla salute e a lungo termine.
Dopo il boom economico degli anni ’60 e l’arrivo sulle tavole mediterranee di prodotti di largo consumo, oggi denominati anche “junk food”, si è tornati alle radici con una coscienza salutista e che valorizza le eccellenze enogastronomiche locali.
Un pranzo ispirato alla dieta mediterranea è fatto di un piatto di pasta con un condimento di verdure, soprattutto il sugo, un secondo leggero anche solo di verdure ma non fritte e un frutto.
Nella dieta mediterranea c’è infatti un apporto giornaliero di circa 2300 calorie, il 70% delle quali fanno capo ai carboidrati (pane, pasta, pizza, patate e legumi), mentre solo il 10% sono proteine che corrispondono a pesce o carne (bianca) 2 volte a settimana e un 20% di grassi.
I condimenti sono a crudo con olio d’oliva extravergine, aceto o limone con l’uso di spezie e odori che arricchiscono i piatti e poco sale e, se si tratta di pietanze elaborate, queste sono un’eccezione e non la regola.

In aiuto ad una dieta mediterranea, per dimagrire possiamo abbinare un integratore naturale come la piperina forte.